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Aprile, Maggio adagio adagio...

Subito dopo il mio compleanno, Aprile si aprì con la morte di mio nonno: la tristezza e la rabbia (sebbene i suoi onesti 93 anni) per non poter presenziare al funerale del mio ultimo avo, si mescolano a pesanti botte di “saudade” per l’ Italia, dove adesso, penso, sarà cominciata la primavera…il che –soprattutto a  Bologna- non è da poco.  Dopo qualche giorno la morte del nonno mi auto-convinco che è necessario fare una festa per rilassare mente e corpo: ci riesco ed è un successo, per me e per tutti… Passo il resto del mese a fare la mia ricerca-tesi da solo: il che significa sveglia tardi, interviste e ricerca in biblioteca il resto del giorno e birretta o studio la notte fino a tarda ora. Mi metto anche a lavorare a un documentario (sempre sulla ricerca) insieme a F., mio amico italo-belohorizontino, che in qualità di operatore (e montatore) mi appoggia in questa bislacca impresa. Interviste su interviste si susseguono a fotocopie e libri a “special price”: è un bel momento perché la ricerca si svolge per benino, nonostante la tempistica brasiliana e il mio senso di solitudine dovuta al fatto di non avere più alcun corso da frequentare all’Uni (dove vado solo per chiudermi in biblioteca, prendere svariati caffè, pasti e cazzegggiare con i conoscenti…) e nessun compagno di ricerca.   Ancora convinto di poter fare una parte della ricerca-tesi a Rio penso bene che dopo 8 mesi di Brasile sia giusto fare un visita alla cidade maravilhosa, dove resterò per una decina di giorni a casa di A. che mi ospiterà con nostrana simpatia e manicaretti italo-brasileiri. Passiamo molto tempo a scambiarci le esperienze di un Brasile simile, uniamo le forze per darci forza delle tante cose che ci lasciano di stucco di questo paese, e riusciamo a uscire ogni sera facendo peraltro ogni giorno qualcosa di diverso. I primi due giorni riesco addirittura a fare un paio di ricerca al centro di planejamento urbano dell’università federale , dove peraltro trovo ottimo materiale di ricerca  bibliografica.  La città è realmente bella, c’è la spiaggia a un palmo da dove si ferma l’autobus e si respira aria nostrana (se non palermitana…) vista la vita vissuta per strada. E i cariocas, per quanto sfacciati e a volte volgari, sono ben diversi dagli spirituali e introversi mineirios. Chiaramente le storie sulle sparatorie delle favelas, il traffico brulicoso, l’atteggiamento degli sbirri a mitra spianato, la decadenza di alcuni posti e soprattutto la povertà estrema e diffusa per strada agiscono in modo opposto a quello che sarebbe una presa bene definitiva e  unidirezionale dove il divertimento sembra avere mille facce e non finire mai… Progettando un immediato futuro carioca quindi riesco ad affittare una stanza nel quartiere di Laranjeiras, dove solo un mese dopo, riuscirò a prendere il controllo di una stanza in un casa di musicisti simpaticoni e luridi.  Ritornato a BH ultimo le riprese del documentario e mi preparo per ripartire per San Paolo, dove avrà luogo la “virada cultural” (tipo notte bianca) e dove vorrei incontrare una profia che dovrebbe aiutarmi per la ricerca.  Arrivo a San Paolo e mi sento un po’ in Europa, poi mi sento negli Stati Uniti e poi mi ricontestualizzo, collocandomi semplicemente in una metropoli mondiale al gusto di brasil… Sento di avere molte cose in comune con questa città: il fatto di essere italiano ( e si sa che SP è piena di ex immigrati italiani…), il chiarissimo portoghese parlato e l’hip-hop. Inoltre la città è piena di ristoranti, librerie e caffè e… sembra esserci freddo, come il nostro autunno! Incredibile! Per la prima volta trovo fantastico potermi rinchiudere in cafè e sentire che il cambiamento climatico e il mio umore stanno evolvendosi come dalle nostre parti: fino ad adesso avevo solo vissuto 3 estati, una dietro l’altra… Passo una settimana a casa di un’amica di Santos che ho conosciuto 3 mesi prima alla spiaggia di Pipa la quale mi ospita nel simpatico e chic quartiere di Perdizes: nonostante la metropolitana, l’autobus e i taxi decido di muovermi a piedi, almeno per i primi 3 giorni: poi capisco che le distanze sono realmente enormi e mi rassegno alla mobilità a pagamento. Riesco a fissare un incontro con la professoressa Fani della università federale con cui mi intrattengo per quasi 2 ore parlando della mia tesi, delle sue ricerche di geografia urbana e del futuro-passato della disciplina:   lei, oltre ad essere preparata e disponibile, condivide con me un sacco di idee e visioni accademiche: mi permetto dunque di invitarla a presenziare congressi e conferenze a Bologna: unico problema è che non ho né  il potere né l’appoggio per poterlo fare. Lei tuttavia accetta entusiasta e mi da il suo numero di telefono e email rinnovando saluti e promesse, e sorrisi.  I giorni a seguire riesco a visitare altri quartieri interessanti di San Paolo (tra cui quello giappo) e il museo della lingua portoghese dove entro e resto ammaliato dalla tecnologia di quest’ultimo che consente ai suoi visitatori , tra le milioni di cose, di ascoltare tutti gli accenti del Brasile… un trip per il sottoscritto.  Ritorno a BH e continuo esattamente da dove avevo terminato. Continuo quindi con nuove  interviste, nuovi testi da fotocopiare e altri caffè-birre con pochi e fidati colegas. Per il resto realizzo che la mia ricerca finale sarà fatta solo a BH e che Recife e Rio rimarranno solo idee per progetti futuri. O anche no.  Mai domo e con nuovi stimoli intestinali vengo a conoscenza di una conferenza che avrà come tema “pianeggiamento urbano, città e identità” nella città di Florianopolis (Santa Catarina), nel sud del Brasile. 20 ore di autobus dopo mi trovo alla rodoviaria di  “Floripa” dove noto subito di essere arrivato in un altro Brasile, più ordinato, pianificato e bianco. Tedeschismi a parte, la città si trova su un’isola piena di lagune e verdi boschi che fanno restare col fiato sospeso. Contattata la mia “couchsurfer” (che ospiterà me e A- che arriverà il giorno dopo con i colleghi urbaisti di Rio) mi ritrovo un’ora dopo nella spiaggietta vicino casa a pescare e a bere mate con lei e il fratello in un’atmosfera di pace e armonia con il creato che mi mancavano da tempo. I 6 giorni successivi saranno all’insegna di conferenze di urbanismo, sociologia ed economia molto interessanti: con l’arrivo di G (mio amico antropologo yankee) creeeremo un terzetto da paura (geografo, antropologo, sociologa) con spirito di osservazione acuto e serietà intellettuale da vendere… Il tutto si chiuderà con una simpatica visita agli insediamenti della laguna e una festa fine-congresso che rivelerà il debole per l’alcol di molti profii partecipanti, e lo spirito festaiolo dei partecipanti ventenni e trentenni. Insomma, pure alle conferenze, in Brasile c’è spazio per samba e isteria alcolica! Lasciata A alle sue sorti in autobus, giunto con G, andremo in aereo verso Rio, dove comincerà l’ultima parte di questa mia esperienza brasiliana…

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