7. Ilha grande: dentro
La strada che porta da Dois Rios a Parnaioca comincia subito in altro modo rispetto alla precedente: è chiusa in alto dagli alberi, è stretta e tortuosa e ancora piena di fango ed erbacce: non sembra sia stata molto praticata ultimamente. Dopo una prima mezz’orata di acclimatamento alla foresta (che è realmente un fatto fisico e mentale) capiamo che nella strada la luce è già poca e che ci tocca quindi fare un po’ di “puxada” per arrivare a Parnaioca prima del tramonto. Un po’ innervositi dal selvaggio e dalla variabile spazio-tempo ci ritroviamo a guadare fiumiciattoli, evitare specie di sabbiemobili di fango e a confrontarci con un cammino che poco a poco diventa più ripido, arduo e angustio. Ci prendiamo anche qualche spavento, visti i sinistri rumori che infestano il cammino che per fortuna, ai nostri occhi europei, si rivelano solo come movimenti di uccelli: fottuti avvoltoi, di cui il brasile è pieno. Suggestionati e un po’ impauriti facciamo a turno fare testa alla nostra minifila-indiana all’interno della mata, rallentando, accelerando e fermandoci a secondo di chi conduca la marcia. Passiamo anche da una simpatica grotta, dove il cartello turistico dice venissero bruciati gli schiavi dai portoghesi in tempi coloniali: giusto per darci un po’ di allegria! Qui sentiamo anche parecchi urli-nitriti-barriti che V. dice siano dei macacos, scimmie.
La cosa più frustrante tuttavia si rivela l’udire il rumore del mare dall’altra parte del crinale ma allo stesso tempo il non vederlo: la spiaggia che ci aspetta lì per accoglierci esausti sembra proprio irraggiungibile: pausa di ansie e sosta zuccherosa. Acceleriamo il cammino e il povero V. ,che resta sempre n po’ indietro, (giustamente) ci cazzia perché dice che non lo aspettiamo: è sempre intento a scattare foto nei momenti di stallo. Quasi esausti (alla fine abbiamo già camminato più di 4 ore oggi) capiamo che la trilha sta voltando al termine, di fatti cominciamo a scendere vertiginosamente, evitando peraltro di sbagliare strada, saltando tronchi e scivolando veloci come cervi dalla montagna… il che richiede anche parecchia tolleranza delle nostre ginocchia. La strada si fa nuovamente piana, la foresta lascia il posto a un’insediamento di casupole circondate dalla sabbia e dalle palme e il sole sta per tramontare: ce l’abbiamo fatta, siamo a Parnaoica. Due giri di cinque e sorrisi dopo notiamo l’atmosfera desolata alla Myst intorno a noi: le casette di paglia, in totale 4 o 5, sono vuote; seguiamo il cammino fino alla spiaggia che si rivela deserta e paradisiaca. Lasciamo gli zaini e ci lanciamo nella spiaggia: Martino trova un’amaca e si proclama neo-re dell’isola; l’altalena accanto a questa mi da spunto per guardare il mare, sorridere e pensare a una libertà fanciullesca che ho riacquisito facendo due ore di cammino in un bosco: adesso è solo relax, dovuto e puro.Poco dopo veniamo colti di sorpresa: una donna che cammina verso di noi sulla spiaggia dice che se vogliamo dormire là dobbiamo andare presto da Silvio, il tanto ricercato proprietario locale, che ci accoglierà nel “suo spazio” appena vorremo proseguendo la strada, “lì in fondo, dopo la chiesetta, accanto al cimitero…”.
Per l’ultima volta carichiamo gli zaini e arriviamo nell’area del camping: in realtà un casolare con una cucina all’aperto, bagni (da camping), quattro alberi per fare ombra e dove piantare le tende e uno steccato che delimita il perimetro poco chiaro del tutto. Silvio non c’è; in compenso c’è Marta, la figlia di lei e il suo ragazzo, du' vecchi (con aria da vecchi nonni proprio) e una signora di 50 anni che appena arriviamo ci sorridono e ci dicono di sistemare con comodo la tenda che “Silvio arriverà fra poco”; se vorremo cenare, ci ricorda Marta, ci preparerà un piatto a base di pesce…
Montiamo la tenda in fretta, ci diamo una sciacquata e con l’acquolina in bocca ci prepariamo all’interessante cenozzo che ci verrà servito; il tutto non prima di aver conosciuto Silvio, aitante sessantenne con un’ enorme pancia proporzionale alla sua simpatia, che ci accoglie con affetto paterno. Raccontiamo un po’ di noi, intanto che ci strafoghiamo di pesce appena pescato, cerchiamo di prendere coscienza del luogo in cui siamo (e che razza di luogo è, cristo…) ma non ci riusciamo in quanto troppo stanchi: la generosa caxaça offertaci da Silvio a fine pasto ci porta dritti dritti in direzione orizzontale, in una tenda troppo piccola per tre giovani Messner…
(segue)
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andre said:
27/10/2008, at 15:49 [ Replica ]
ti odio
Roberto said: Complimenti
29/10/2008, at 22:43 [ Replica ]
Guidato alla lettura delle tue imprese dalla figliola prodiga Silvia, memore e testimone del lontano trekking sulla strada degli Dei, voglio congratularmi con te per il modo veramente efficace di scrivere questo diario di vita che spero di veder pubblicato. Ora tutta la mia invidia e partecipazione per una esperienza che cambierà la tua vita. Sei invitato fin d'ora ad una grigliata al tuo rientro,(porta qualche brasiliana),qui a Castiglione dove è in arrivo un altro inverno di merda. Ti saluto e ti seguo sul blog e su Maps. Ciao da Roberto. p.s. mi raccomando attento al SIDA..
ilprimiero said: brazil elettronica
02/11/2008, at 20:21 [ Replica ]
ciao indiana, lo sai che potresti fare il sosia di amon tobin liva on stage? siete praticamente gemelli. e ieri, in salsa brazil elettronica ti ho pensato disperso nella jungle. torna presot a raccontarci; e ricordati sempre di ballare.
salud
Dade said: sempre piu arrapati
07/11/2008, at 04:21 [ Replica ]
Faustello,
non dimenticarti di aggiornare il trekkkking a Ihla...io ho appena finito di farmene 7 giorni nella chapada...altri ambienti ma ,diomadonna, stesso delirio naturistico al limite del pianto.
nottate sotto un cielo che illuminava a giorno e visuali da cardioattentato.Il tutto condito da polpacci ormai inverosimili..groarrr
Ci vediamo sulla spiaggia dei papponi...ihihihih
Mister Troya
fausto said:
16/11/2008, at 14:32 [ Replica ]
OHI! Grande Roberto!
che piacere sapere che leggi il blog e che ti piaccia...lo stile. Ancora mille volte grazie per la fantastica accoglienza "nel cammino degli dei" e magari al ritorno si fa "un pezzo insieme"... se pensi di venir "verso qua" il giretto lo facciamo in versione tropicale...
saluta la tua super-figlia e tua moglie
un abbraccio
(a presto?)
Fausto