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7. Ilha grande: bando alle ciance

Il giorno dopo, doloranti e graffiati, facciamo colazione e discutiamo sul futuro della vacanza-trip-adventure. Si decide in definitiva che vogliamo continuare fino alla punta  sud dell’isola per arrivare fino alla spiaggia “do Aventureiro” (che già il nome ti chiama...), per poi o tornare ad Abraao ("a capidale") a prendere la bici di Vince, oppure andare direttamente fino ad Angra (terraferma) e lasciare Vince da solo  gestirsi il suo ritorno, ingolfandolo quindi di proverbiale merda…
Dopo battibecchi, inutili stress verbali e tazze di caffè+the+mate (sarà che ci siamo innervositi a causa di tali bevande?), decidiamo di andare a svaccarci il giorno intero nella spiaggia di Parnaioca, divenuta praticamente la nostra spiaggia privata: pazzesco. Spendendo 10 reais di camping più 9 di cibo (in totale l’equivalente di 7 euro/eypo al giorno ordunque! ) avevamo a disposizione un posto dove stare, una spiaggia paradisiaca e gentilezza a profusione. Realmente il paradiso “è aqui”, come recita una locale locandina…


Forti della nostra protezione solare e di uno stoicismo d’altri tempi passiamo praticamente la mattinata ognuno “pe li cazzi sui” per poi rincontrarci a pranzo al camping (altro pranzo di pesce!), seguito da caffè, dolci e una dormita post-pasto in relative amache: relax con spocchia proprio…
Verso tardipomeriggio ritorniamo in spiaggia e, dopo aver scoperto che mi avevano ciullato borraccia e ombrello (l’ombrello però qualche giorno prima), riprendiamo le nostre posizioni da bagnanti precedentemente adottate, ma esasperandole: io nuoto e mi rotolo solo e borioso nella spiaggia, Martin fissa i limiti della sua nuova proprietà marina e Vincent si “nudizza” per mostrare al mondo il suo pallore-gringo al mondo intero, correndo dal bagnasciuga fino a 200 m dalla costa totalmente nudo: in poche parole tre fottuti deviati. Devoti al nostro nuovo “Diu Silviu” ritorniamo al camping pronti a ingrassare di nuovo e (ancora salati) veniamo a conoscenza del fatto che qualcun altro è arrivato da poco alla Parnaioca: un ragazzo solitario.... Vincent, anzi,  che a quanto pare lo ha già conosciuto di pomeriggio, ci dice che ha combinato con lui anche un incontro notturno di fronte ad un fuocherello “adventure style” per la notte, e che Sergio (si chiama così) sembra abbia piantato la sua tenda personale in fondo alla spiaggia, cataffotendosene di Silviu, del suo camping e di qualsiasi altro tipo di proibizionismo parapoliziale.... Dopo cena dunque, decidiamo di incontrare il fantomatico neo-arrivato… Sergio, di Rio de Janeiro, ha 26 anni, ha una ex moglie e una figlia, fa il fotografo ed è venuto a Ilha grande per cercare un po’ di pace. Dice che ha vissuto a BH e che molte cose non gli sono andate a genio (le stesse che a me e Martino!); parla di Rio come un posto meraviglioso, ma dei Cariocas come dei peggiori abitanti del pianeta: un po’ come io della Sicilia e dei siciliani in poche parole… Il ragazzo ci piace, e a lui piace molto parlare… Sotto il cielo stellato (forse il più stellato della mia vita) e di fronte al fuocherello artiginale all-in-one, ci raccontiamo visioni del mondo, ma soprattutto ascoltiamo Sergio, delle sue avventure urbane a Rio (…) della sua visione dell’Europa e dei nostri preconcetti e giudizi per i brasiliani: genuine onde di tolleranza, convivialità e rispetto: i nostri cuori rimarranno toccati da questo incontro. Il problema è che a un certo punto Sergio, impavido e sagace, ci racconta che secondo lui noi siamo dei pazzi a girare per l’isola senza quantomeno un machete: dice che le strade che abbiamo fatto, ma soprattutto quella per la “praia do aventureiro” , sono strapiene di fottuti animali selvaggi: serpenti velenosi, scimmie di un metro e mezzo, coccodrilli, ragni e…  (udite udite!!!) un fottuto GIAGUARO che si aggira per l’isola da un decennio, che leggenda vuole, qualcuno abbia trasportato nell’isola da fuori. Io rimango piuttosto colpito, mi vedo perso immezzo al bosco a fronteggiare bestie da zoo e ripeto a me stesso che la fionda che ho è figa ma che il dannato NAPALM andava preso prioritariamente… e invece…. eccocci tutti e “tre pelli-candide” a fronteggiare l’esercito ecologico del dannato colonnelo Kurtz in quest’isola che, effettivamente, a parte le zone costiere è terra di nessuno, foresta vergine, l’orrore… Sergio inoltre, ci racconta di essere stato attaccato il giorno prima da una mezza dozzina di scimmie che lui avrebbe evitato solo dandosela a gambe levate col suo machete alla mano…
A fine falò, dopo saluti, varie solenni, pugni incrociati e frasi di ammirazione reciproca, torniamo verso la tenda e io preferisco passare dalla spiaggia piuttosto che dalla stradella del cimitero: giusto perché di notte non vorrei svegliare un qualsiasi serpente corallo. CristoDIO… Ancora puzzanti di proverbiale merda andiamo a dormire: i rumori notturni verranno però acuiti dalla nostra immaginazione (ormai in tilt) che, grazie a Sergio, mi farà sognare tutta la notte creature mitologiche con il corpo di scimmia e la testa di coccodrillo… (e sinceramente avrei preferito quelle più comuni che incontro casualmente  dappertutto col corpo di uomo e la testa-di-cazzo….!).

Il mattino dopo, convinti che fossero le 6 e invece erano già le 9,30, aspettiamo un pescatore (di cui ci aveva parlato SIlviu con molta incertezza..) che ci avrebbe potuto portare all’Aventureiro o che magari, in alternativa, combinando un appuntamento, avrebbe potuto riscuoterci all’Aventureiro per portarci ad Abraao: sta di fatto che l’unico pescatore che becchiamo in spiaggia, è un enorme culo e quindi, dopo aver salutato Silviu, Sergio, e vari molluschi molto simpatici incontrati in spiaggia (granchi bianchi enormi), ci incamminiamo per la strada che porta ad Aventureiro; il tutto non prima di aver preso: una mappa della “trilha” fatta a mano da Silviu, un sacco di acqua, munizioni per la mia fionda, un paio di bastoni da passeggio “magici” (in quanto di poco peso ma resistenti). Nervosi ma carichi, ci addentriamo nella forestuola convinti ormai di essere dentro a un fottuto romanzo-giocodiruolo fantasy: io, il mago e l’elfo-guerriero dunque, ci incamminiamo lungo il percorso che si rivela subito  ripido, fitto e scivoloso; l’afa è quasi sconcertante e siamo continuamente all’erta per evitare eventuali serpenti che, secondo le parole di Sergio, attaccano solo se vengono pestati… e quindi bastone-magico alla mano e occhi sgranati facciamo a turno a  condurre la ormai solita marcia “a tre vagoni” che si inerpica per la montagnola… I suoni della foresta vengono ingranditi dal nostro immaginario pompato e la concentrazione mentale-visiva è ai massimi storici: solo questa ci permetterà a un certo punto di scorgere in lontananza un simpatico serpente di quasi due metri allontanarsi 10 m sopra un albero di lato a noi a metà del cammino.

 

 Pausa di nervi e…. 45 minuti di attento cammino dopo arriviamo all’uscita della forestuola direttamente sulla spiaggia: momentaneamente il peggio sembra passato. Due (ormai soliti) giri di pugni-chiusi dopo ci rimettiamo in cammino per attraversare tutta la “praia do sul”: solo che è ormai mezzogiorno, fa un caldo boia e Vince ha le spalle viola. Un’ora di “walking on the sand after”, arrivati alla fine della spiaggia veniamo nuovamente messi alla prova dalla Natura: per arrivare alla prossima spiaggia bisogna attraversare due fiumi di acqua marrognola dolce che arrivano dalla montagna sacra: almeno il cammino da seguire sembra quello… via le scarpe da trek e via i calzini ed eccocci a guadare il fiume pieno di mosche incazzate (che mi lasceranno dei bolli rossi settimanali); in realtà il percorso è poco chiaro e la mappa di Silviu non è proprio precisissima: un po’ unti, un po’ scoraggiati e un po’ estasiati da tanto selvaggiume, riusciamo a trovare il cammino e lì… io ho un colpo di genio: ancora a piedi scalzi trovo il sentiero che porta alla spiaggia “do leste”, intravedo il mare, comincio in estasi a correre e ……SBRANZ! Mi buco il piede con un bel pezzo di legno che casualmente occupava il cammino. Ancora miope e ebete mi seggo dolorante su di un tronco-amico e scopro di essermi appena fatto un cratere che lascia intravedere carne, carne e idiozia: sanguino, piagnucolo (ma con stile yankee) e convoco il tenente Martino affinché, munito di kit-medico, possa medicarmi: lavo, disinfetto, taglio pelle in eccesso, fascio il tutto e continuo la traversata insieme ai compagni, trattenendo a tratti il dolore, la spossatezza e un po’ di disperazione mediterranea: ma del resto sono ormai quasi le due del pomeriggio, non abbiamo mangiato nulla -se nn dannati dolcetti di arachidi- il piede fa male e il caldo è insopportabile quanto il sole estremo e …ci aspetta ancora un’ora di cammino…

 

Con il potere della disperazione riusciamo ad attraversare la spiaggia (incontrando peraltro pinguini –giuro!- sia morti che vivi, che a quanto pare arrivano persi con la corrente dal sud dell’Argentina..),  fino ad arrivare a una scogliera-fiordo a picco sul mare, la quale, dopo essersi lasciata attraversare con difficoltà (è ricoperta di una specie di melma viscosa -quello che in Sicilia si chiama “lippu”…-che mi fa perdere più volte equilibrio, pazienza e buon umore…) ci materializza su una vicina spiaggia amica. Ad un certo punto intravediamo un miraggio:  un villaggio, delle casette e delle persone sdraiate sotto agli alberi; saluto con un cenno e mi rispondono con pollice e mignolo stirati: capisco quindi che siamo capitati in una fottuta spiaggia di surfers…  
Stravolti, scocciati e anche un po’ goffi ci dirigiamo verso la locanda-camping che dà sulla spiaggia; abbandoniamo gli zaini e ordiniamo 3 “piatti del giorno”: eroici consumiamo il lauto pasto, e subito dopo, in-automatico-proprio, ubriachi dalla bellezza del mare, ci facciamo una solenne dormita sulle amache sotto alle palme: 3 ore dopo apprendiamo che potremo passare la notte in una stanza con letti veri (per soli 4 euro…) e che il giorno dopo, con tutta probabilità riusciremo a trovare una barca per la terraferma. Al tramonto, risvegliato da caffè, erba mate e the verde (uno sveglia-morti da far west…) mi sgancio dai due compagni-nerds -che razionali e stressati come veri centro-europei non riescono a fare a meno di giocare a scacchi nei momenti di stasi atletica- e mi lancio alla ricerca dei locali: la spiaggia si è svuotata dei 4 surfers che c’erano prima, e in compenso si è riempita di bambini (di cui il villaggio sembra pieno) che giocano a pallone. Con i colori del tramonto più bello e cinematografico che potete immaginare, riesco ad avvicinarmi a due pescatori e- dopo averli tempestati di domande, foto e sorrisi- uno di loro mi confessa che domani alle 7 del mattino ci potrà portare ad Angra (terraferma) per 25 (dopo aver contrattato..) reais a testa. Chiuso quindi l’affare, la mia bocca e l’obiettivo della camera torno baldanzoso verso l’ostello-camping-locanda sul mare pronto a compiere l’ultima cena coi miei compagni di viaggio.

 

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1 "7. Ilha grande: bando alle ciance"

  1. fede chileno;) said: al di là delle ande

    10/11/2008, at 04:27 [ Replica ]

    mitico fausto!
    giulia mi ha segnalato il tuo blog che ho scorso con sommo piacere..
    mentre ti avventuri sull'ilha grande io sono costretto nella segregata santiago causa lo sbombarsi la fine del semestre..ma presto parto zaino in spalla e pollice opponibile alla volta di desierto de atacama, peru y bolivia a stringere la mano al compadre evo!
    un abbraccio

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