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Aprile, Maggio adagio adagio...

Subito dopo il mio compleanno, Aprile si aprì con la morte di mio nonno: la tristezza e la rabbia (sebbene i suoi onesti 93 anni) per non poter presenziare al funerale del mio ultimo avo, si mescolano a pesanti botte di “saudade” per l’ Italia, dove adesso, penso, sarà cominciata la primavera…il che –soprattutto a  Bologna- non è da poco.  Dopo qualche giorno la morte del nonno mi auto-convinco che è necessario fare una festa per rilassare mente e corpo: ci riesco ed è un successo, per me e per tutti… Passo il resto del mese a fare la mia ricerca-tesi da solo: il che significa sveglia tardi, interviste e ricerca in biblioteca il resto del giorno e birretta o studio la notte fino a tarda ora. Mi metto anche a lavorare a un documentario (sempre sulla ricerca) insieme a F., mio amico italo-belohorizontino, che in qualità di operatore (e montatore) mi appoggia in questa bislacca impresa. Interviste su interviste si susseguono a fotocopie e libri a “special price”: è un bel momento perché la ricerca si svolge per benino, nonostante la tempistica brasiliana e il mio senso di solitudine dovuta al fatto di non avere più alcun corso da frequentare all’Uni (dove vado solo per chiudermi in biblioteca, prendere svariati caffè, pasti e cazzegggiare con i conoscenti…) e nessun compagno di ricerca.   Ancora convinto di poter fare una parte della ricerca-tesi a Rio penso bene che dopo 8 mesi di Brasile sia giusto fare un visita alla cidade maravilhosa, dove resterò per una decina di giorni a casa di A. che mi ospiterà con nostrana simpatia e manicaretti italo-brasileiri. Passiamo molto tempo a scambiarci le esperienze di un Brasile simile, uniamo le forze per darci forza delle tante cose che ci lasciano di stucco di questo paese, e riusciamo a uscire ogni sera facendo peraltro ogni giorno qualcosa di diverso. I primi due giorni riesco addirittura a fare un paio di ricerca al centro di planejamento urbano dell’università federale , dove peraltro trovo ottimo materiale di ricerca  bibliografica.  La città è realmente bella, c’è la spiaggia a un palmo da dove si ferma l’autobus e si respira aria nostrana (se non palermitana…) vista la vita vissuta per strada. E i cariocas, per quanto sfacciati e a volte volgari, sono ben diversi dagli spirituali e introversi mineirios. Chiaramente le storie sulle sparatorie delle favelas, il traffico brulicoso, l’atteggiamento degli sbirri a mitra spianato, la decadenza di alcuni posti e soprattutto la povertà estrema e diffusa per strada agiscono in modo opposto a quello che sarebbe una presa bene definitiva e  unidirezionale dove il divertimento sembra avere mille facce e non finire mai… Progettando un immediato futuro carioca quindi riesco ad affittare una stanza nel quartiere di Laranjeiras, dove solo un mese dopo, riuscirò a prendere il controllo di una stanza in un casa di musicisti simpaticoni e luridi.  Ritornato a BH ultimo le riprese del documentario e mi preparo per ripartire per San Paolo, dove avrà luogo la “virada cultural” (tipo notte bianca) e dove vorrei incontrare una profia che dovrebbe aiutarmi per la ricerca.  Arrivo a San Paolo e mi sento un po’ in Europa, poi mi sento negli Stati Uniti e poi mi ricontestualizzo, collocandomi semplicemente in una metropoli mondiale al gusto di brasil… Sento di avere molte cose in comune con questa città: il fatto di essere italiano ( e si sa che SP è piena di ex immigrati italiani…), il chiarissimo portoghese parlato e l’hip-hop. Inoltre la città è piena di ristoranti, librerie e caffè e… sembra esserci freddo, come il nostro autunno! Incredibile! Per la prima volta trovo fantastico potermi rinchiudere in cafè e sentire che il cambiamento climatico e il mio umore stanno evolvendosi come dalle nostre parti: fino ad adesso avevo solo vissuto 3 estati, una dietro l’altra… Passo una settimana a casa di un’amica di Santos che ho conosciuto 3 mesi prima alla spiaggia di Pipa la quale mi ospita nel simpatico e chic quartiere di Perdizes: nonostante la metropolitana, l’autobus e i taxi decido di muovermi a piedi, almeno per i primi 3 giorni: poi capisco che le distanze sono realmente enormi e mi rassegno alla mobilità a pagamento. Riesco a fissare un incontro con la professoressa Fani della università federale con cui mi intrattengo per quasi 2 ore parlando della mia tesi, delle sue ricerche di geografia urbana e del futuro-passato della disciplina:   lei, oltre ad essere preparata e disponibile, condivide con me un sacco di idee e visioni accademiche: mi permetto dunque di invitarla a presenziare congressi e conferenze a Bologna: unico problema è che non ho né  il potere né l’appoggio per poterlo fare. Lei tuttavia accetta entusiasta e mi da il suo numero di telefono e email rinnovando saluti e promesse, e sorrisi.  I giorni a seguire riesco a visitare altri quartieri interessanti di San Paolo (tra cui quello giappo) e il museo della lingua portoghese dove entro e resto ammaliato dalla tecnologia di quest’ultimo che consente ai suoi visitatori , tra le milioni di cose, di ascoltare tutti gli accenti del Brasile… un trip per il sottoscritto.  Ritorno a BH e continuo esattamente da dove avevo terminato. Continuo quindi con nuove  interviste, nuovi testi da fotocopiare e altri caffè-birre con pochi e fidati colegas. Per il resto realizzo che la mia ricerca finale sarà fatta solo a BH e che Recife e Rio rimarranno solo idee per progetti futuri. O anche no.  Mai domo e con nuovi stimoli intestinali vengo a conoscenza di una conferenza che avrà come tema “pianeggiamento urbano, città e identità” nella città di Florianopolis (Santa Catarina), nel sud del Brasile. 20 ore di autobus dopo mi trovo alla rodoviaria di  “Floripa” dove noto subito di essere arrivato in un altro Brasile, più ordinato, pianificato e bianco. Tedeschismi a parte, la città si trova su un’isola piena di lagune e verdi boschi che fanno restare col fiato sospeso. Contattata la mia “couchsurfer” (che ospiterà me e A- che arriverà il giorno dopo con i colleghi urbaisti di Rio) mi ritrovo un’ora dopo nella spiaggietta vicino casa a pescare e a bere mate con lei e il fratello in un’atmosfera di pace e armonia con il creato che mi mancavano da tempo. I 6 giorni successivi saranno all’insegna di conferenze di urbanismo, sociologia ed economia molto interessanti: con l’arrivo di G (mio amico antropologo yankee) creeeremo un terzetto da paura (geografo, antropologo, sociologa) con spirito di osservazione acuto e serietà intellettuale da vendere… Il tutto si chiuderà con una simpatica visita agli insediamenti della laguna e una festa fine-congresso che rivelerà il debole per l’alcol di molti profii partecipanti, e lo spirito festaiolo dei partecipanti ventenni e trentenni. Insomma, pure alle conferenze, in Brasile c’è spazio per samba e isteria alcolica! Lasciata A alle sue sorti in autobus, giunto con G, andremo in aereo verso Rio, dove comincerà l’ultima parte di questa mia esperienza brasiliana…

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e Marzo

E così Marzo è volato:  per cercare una nuova casa, risistemare l'argomento-tesi, capire che il secondo semestre lo avresti passato in magra compagnia (e senza i "vecchi" amici del primo semestre): che saresti stato più solitario. Ma questo lo avevi già intuito durante il viaggio...
Tornato dalla piccola odissea di tre mesi ho trovato l'ospitalità di Caterina, che mi ha tenuto ben 10 gg a casa sua, per infine trovare una stanza in affitto a casa di un amico dell'università. Io, lui e sua sorella: un trio atomico, visto che i due si parlano solo per insultarsi a vicenda e io mi sono trovato a ricoprire più e più volte la fottuta parte dell'ambasciatore sorrisoZEN e che odia la guerra...

I nuovi intercambisti si sono rivelati per quello che erano: un dejavù. Le vecchie amicizie sono state rinsaldate, con le dovute precauzioni, e la maggior parte delle giornate le ho passate tra biblioteche, interviste varie, e conversazioni col mio coinquilino, in casa di fronte a birra e paglie...

Intanto le aguas de março cominciavano a scendere

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8. Freschi tropici (1º, 2° e 3° PARTE)

Stupirsi prima di partire

La mattina del 13 Dicembre ti sei svegliato prima del previsto: il campanello di casa aveva suonato e tu, dopo aver aperto gli occhi e cacciato una parolaccia ad alta voce nella tua lingua madre (...), eri tornato a dormire, incurante di chi potesse infastidire di sabato mattina la quiete di casa a quell`ora folle. Tre minuti dopo, il campanello ha suonato um`alra volta e a quel punto, insieme al tuo nuovo coinquilino 19enne (che occupava il salotto da un mese...) decidete di capire chi é cosí ostinato e impertinente a tal punto da osare a...

 Dopo poco scoprite che l`altro coinquilino (il semiologo timido) –che peraltro ha pensato bene di non passare la notte in casa- ha chiamato una faxineira ( o donna delle pulizie) per pulire la sua stanza...(livelli di stupore e intolleranza al top!).  

(Cioé, uno chiama la cameriera per farsi pulire la stanza, non avvertendo i coinquilini e facendola venire di sabato mattina alle 8... pazzesco.) 

Incredulo apri la porta di casa e per fortuna il primo impatto é gradevole: la signorina quasi trentenne che ti si presenta davanti e´carina, sorridente e affabile. Menomale. Nonostante lo schiaffo zuccheroso del mattino torni a dormire, visto anche il fatto che le ultime 48 ore le hai passate a preparare le valigie per il trasloco, salutare un pó di amici e ultimare i lavori finali per l`universitá. (Era arrivato il momento di lasciare BH, lo sapevi: eri stanco della cittá, dell´ Universitá, del tempo: avevi veramente bisogno di partire).  Quella mattina, poco prima di rimetterti a letto, avevi chiamato al cellulare il tuo coinquilino colpevole per averti rovinato il dolce sonno, decidendo che se tu eri stato svegliato per causa sua, anche lui avrebbe dovuto subire la stessa pena... Al tuo risveglio (3 ore dopo) scoprivi che Martino era giá arrivato a casa tua e... anche lui si era lasciato sorprendere piacevolmente dalla faxinerira. Ma il meglio doveva ancora venire... 

 Fate colazione, scambiate due chiacchiere riguardo alle ultime cose da comprare e cercate di mettervi in contatto con Paola, vostra compagna di viaggio. Intanto vedete che il giovane diciannovenne D. continua a far battutine sulla signorina che si aggira per la casa... Dopo aver tirato via dalla tua ormai ex-camera le ultime cose, decidi di andare a pranzare fuori con Martino. Al vostro rientro in casa (avevi chiesto a Martino di aiutarti a portare le valigie e lo zaino in casa di Caterina visto che ormai non avevi piú una casa dove lasciar la roba per tutta la durata del viaggio) il giovane D. ti viene incontro e ti chiede seriamente (ma con un sorriso nervoso e sovraeccitato) di potersi chiudere in camera con...indovinate chi? Tu, incredulo ma orgoglioso -come potrebbe essere orgoglioso un fratello maggiore in questi casi- sorridi, gli auguri il meglio e te ne vai da quella strana casa che ti ha ospitato per 4 mesi, stupito e sorridente, pensando che  una cosa cosí potesse accadere al massimo solo nei romanzi di Jorge Amado...

 Porti le valigie da Cate e aspetti um certo orario per recarti a casa di Martino dove, dopo aver consumato l`ultima cena-snack di BH, saluti Clara, Estrella e gli altri “compagni di intercambio”. Inseguiti da uma valle di lacrime tu, Martino e Paola vi incamminate verso la rodoviaria di BH, dove ad aspettarvi ci sará un onesto bus che vi traghetterá in 12 ore a Brasilia, prima tappa di questa mini-odissea...


 

RIASSUMENDO

Adesso, dopo tre mesi di viaggio, riassumere il tutto è difficile, e riconosco di aver fatto una grosso cazzata a non annotare, subito dopo ogni tappa, quanto di più significativo del viaggio intrapreso. 

Sta di fatto che migliaia di km dopo, ritornato a BH, e con uno zaino ancora che mi fa da guardaroba, scrivere un resoconto è un pò come srotolare una grande matassa dentro al mio cervello: è per questo quindi che cercherò solo di riassumere in brevissimo il viaggio, soffermandomi solo sui punti "caldi" di questa esperienza intensa...

 

 

(30 APRILE 2009)IMPOSSIBILE!

Non posso scrivere adesso il resoconto di un viaggio di tre mesi, mi spiace ma devo abbandonare questa ardua impresa (anche perchè sennò sto blog non l'aggiorno mai più...). Indi per cui vi beccherete solo una fotostory, che non è lo stesso ma rende l'idea e aguzza la spocchia...

Il tutto riassume un viaggio di svariati e svariati KM: partiti da BH e diretti a Brasilia, passando per Manaus e da lì lungo tutta la costa fino ad Aracajù (Sergipe). Da Aracajù sono poi rientrato a BH passando per Brasilia (in aereo).Il foto-romanzo è diviso in tre parti: la prima insieme a Paola e Martin; la seconda insieme a Davide (aka Forni aka Porni); e la terza da solo ( o quasi...). BUONA VISIONE!

                           

                              PARTE PRIMA

1° tappa: Belo Horizonte-Brasilia (Distreito Federal)-bus-

 


 

 

 

2° tappa: Brasilia- Manaus (amazonas) -aereo-

 

 

3° tappa: Manaus-Santarem (Parà)-3 giorni di navigazione

 

 

 

 

4° tappa: Santarem-Belem-Ilha de Marajò (Parà) -2 giorni e mezzo di navigazione fino a Belem+ 2 ore di battello fino a Marajò-

 

 

 

5° tappa: Belem-Sao Luis (Maranhao)- bus

 

6° tappa: Sao Luis-Lençois maranhenses (bus)

 

                                      

                                            PARTE SECONDA

 

Abbandonato Martino al suo destino argentino (dopo un mese di viaggio alla brother-style) mi ritrovo da solo in un paesino disperso del Cearà, in quanto Paola e Daniela-compagna di viaggio fino a Santarem- così come Simon (inglese raccattato a Manaus, novello amante di Daniela) mi/ci avevano già abbandonato a Santarem (lo so, sono una persona orribile..). Dunque prendo appuntamento (come fosse un dottore...)per incontrare a Parnaiba  Davide (Porni) per un incontro tutto italiano che ci porterà fino al Cearà e poi (a ritroso) "n'artra vorta" fino a Belem per il social Forum... cose pazzesche!

Adesso, per correttezza di patti e per affetto reciproco, mi ritrovo costretto a scrivere qui ciò che le nostre due menti  avevano partorito in quei giorni come un diario di vaiggio a 4 mani: pacco che il taccuino sia rimasto a me e quindi debba fare tutto da solo....

ecco il suo link del blog da lui scritto durante il viaggio (http://misterdayd.blogspot.com/). 

 Le tappe fatte insieme (dopo la 7° e l ' 8° - fatte da solo) sono state:

(7° tappa: Lençois-Parnaiba (Piaui), passando per Paulino Neves (jeep)
8° tappa: P. Neves-Parnaiba (delta delle americhe) -jeep, nave
)

9° tappa: Parnaiba-Jericoacoara (Cearà, passando per Bitupità, Cajueiro da Praia, Barroquinha e Camocim) -a piedi, motoscafo, autostop, mototaxi e camion

10° tappa: Jericoacoara-Ubajara (parco nazionale, Cearà)- Autobus/Van
11° tappa: Ubajara-Piripiri (Parco nazionale "sete cidades", Piauì)- autobus
12° tappa: Piripiri-Teresina (Piauì)-Belem (Parà)- autobus-  --->SOCIAL FORUM  Mondiale (31 Gennaio-6 Febbraio 2009)

ecco dunque...

 

"A 4 gambe  (e 4 mani): da Parnaiba a Belem"

Arrivato a Parnaiba con una semioscurità ostile a qualsiasi forma di vita, il maidomo Porfi (aka Forni aka Porni) prese il primo mototaxi (economico e mandrogno) che lo avrebbe trasportato alla pousada dove giaceva privo di sensi da già 2 giorni il giovane Falton (aka Faustom aka Fauton), anche lui italiano di nascita ma "brasileiro" di adozione...

E tutto cominciò nel migliore dei modi: un grido lancinante di Porfi sveglia un atletico Falton che, ancora inconsapevole di essere tornato al mondo dei vivi, viene assalito da uno scalpitante Porfi (ore 5,30 del mattino) e ...da parole, parole e abbracci increduli (i due si erano visti mesi fà, a settembre a BH, all'inizio del giro folle di Porfi per il sudamerica...). Qualche ora di resoconti e scambi di sorrisi ammiccanti e Falton propone subito al compagno di misoginie un'escursione dai risvolti misteriosi: visita in barca del fiume Parnaiba- 6 ore col culo in barca. Parnaiba (oltre al fiume) è una cittadina dell'inutile stato del Piauì, ottimo scenario per ridicolezze insite negli intenti dei due babbei.. Questo stato  dal nome ridicolo ha tra l'altro un ridicolo litorale che potrebbe fare invidia alla Liguria dei tempi napoleonici... Ma insomma, la temibile traversata si rivela una tranquillissima crociera per famiglie dove sono le merende a base di frutta, la stima reciproca e la musica inaspettatamente gradevole a fare da sottofondo a un paesaggio incantevole. Pance piene, spiagge mozzafiato, il funambolico Umberto (guida, autista e fan di Cristo...) e una attraente paulistana quarantenne culo-zebbrato-d'acciaio renderanno il viaggio un must universale (per viaggiatori che si intrufolano in questo stato senza un perchè). Unica pecca del viaggio, un imbecille: il mozzo tutto-fare che ad un certo punto decide di dimenticare l'amor proprio ( e la sua autostima) per improvvisarsi cacciatore di granchi in mezzo alle paludi di mangrovie degli argini del fiume. Ma per favore! NOTA FINALE: per aver sfidato la pazienza di Apollo-equatoriale il giovane Falton tornerà mestamente in ostello con bruciature a macchie che desteranno pubblica ilarità....

 

 

36 ore dopo i 2 giovani sprovveduti in TERRA INCOGNITA partono alla volta della spiaggia di Luis Correia, intenzionati a percorrere nel modo più complicato la strada che li avrebbe portati alla tanto sognata Jeri(coacoara). Dalla sopracitata spiaggia (LC) comincia una 54 ore di peripezie she solo due nostalgici della "BOlogna-Firenze a piedi" potevano concepire...In bus riescono ad arrivare alla bellissima spiaggia di Macapà, dopo 2 ore perse sul ciglio di una strada bollente (texas style) a raccattare un invano passaggio di auto. Giunti a Macapà col calare del sole non gli resta che affidarsi alle cure di una vecchietta che gli offre gallina, pesce, il solito arroz com feijao (riso e fagioli) e il permesso di montare un'amaca e una tenda, estemporaneo tetto per la notte: una notte disturbata dal suono del ridicolo DOMOPAK termico-coperta di Falton (ritenuto da lui stesso un "ottimo acquisto") che farà digrignare i denti a un Porfi dissente (dentro ad una tenda a giocattolo).

Il giorno dopo, lasciato il villaggeto alla Hans e Gretel tropicale, i 2 mecenati assoldano un cappelluto pescatore locale per affrontare la "traversata" in barca fino alla spiaggia di Barra Grande. 5 minuti di traversata, 20 reais e un sacco di promesse pretenziose per una destinazione che si sarebbe dovuta trovare molto prima degli effettivi 20 min. di cammino a piedi e zaino in spalla...

Tra bambini in costume festanti in riva al mare, forti nel signore e intrepidi nella fede P e F (o l'altrimenti rinomatissimo duo Prato-Feito) raggiungono l'attraentissima piazza del loco (quest'ultima provvista di complessi disegni architettonici che lascieranno Porfi tra il perplesso e l'indignato...). Mentre Porfi resta a contemplare queste geometrie, Falton già si era attivato: marpione come al suo solit, si approccia alla minorenne (se non direttrice del turismo locale) Leila, cercando un mezzo di trasporto per la vicina spiaggia di Cajueiro da Praia (n.d. i nomi di persone potrebbero non corrispondere alla realtà; infatti non garantiamo fedeltà reale e neanche narrativa...).

 Presi al loro soldo da due sbarbati moto-taxisti, Pippo e Franco, pesanti e disorientati, si diriggono verso un'altra spiaggia di rara bellezza passando per ponti in costruzione, asini con selle, personaggi loschi e casette di fango. Giunti alla meta, ancora frizzanti per il viaggio in moto, vengono adescati da un locale Robinson Crusoe che, quasi disarcionandoli dalla moto, promette loro -oltre ad una pozione per la giovinezza eterna e dell'oro,-un facile trasporto sul suo barchino a vela per il primo paesino litoraneo del Cearà-stato confinante al Piauì (e vedetevi du' carte gggiografiche che vi fa bbbene!). 

La barca a vela è di quelle caserecce, tanto che per andare più veloce i due garzoni gettano acqua costantemente sul telo della vela (per tappare i buchi e andare più veloce...) fatta di un materiale non ben definito... Per fortuna il vento c'è ed è abbondante. L'unico ostacolo sembra essere il nuvolame in avvicinamento. Durante il tragitto un velista provetto quale Feito é, si rivela stizzito dal comportamento dei due marinai in barca: di fatti il comfort non è il migliore e spesso i nostri eroi rischiano di urtare contro milioni di oggetti contundenti, il boma della vela e un'ancora gusto tetano... Come spesso succede in questo grazioso paese gli accordi presi sono poco durevoli e il punto di attracco concordato all'inizio vede cambiarsi: in poche parole i due vengono scarrozzati su una spiaggia esanime dove Dio solo sa quale sia stato l'ultimo uomo a mettervi piede.

Celebrando il tutto con una solenne pisciata sul bagnasciuga, mezz'ora dopo di cammino i due avvistano (in ordine di apparizione): palafitte, legna arsa, bambini curiosi e ...astio. I locali, incuriositi come extraterrestri, sono restii a qualsiasi forma di comunicazione, e alla vista dell'apparecchio fotografico di Fausto (che politicamente scorretto cerca di fotografarli a loro insaputa) se la danno a gambe levate. Dopo una dieci minuti (in loop proprio) passata a dire "Madò, dove cazzo siamo finiti!?" e "Adesso qua spunta Polifemo..." e ancora "sti qua ci linciano e ci cuociono le palle..!" i due intrepidi si inltrano nella giungla di case-favelas addossate una sull'altra e realizzano di essere finiti in un luogo estraneo al turismo. (LIVELLO 1 di FASTIDIO sul VideoScreen). Giunti alla piazzeeta centrale de' le pecure di una città dalle fattezze post-atomiche le indicazioni dei locali si rivelano fuorvianti: per raggiungere Barroquinhas i due saranno costretti a mendicare un passaggio in auto al medico locale che, valendosi della sua professionalità e firmezza di spirito, estorcerà ai due fessi lo stesso prezzo del jeep-bus. Il tutto peraltro non prima di aver consumato un pasto a base di sbobba, uova e fagioli-riso offertagli da una caritatevole vecchina che aveva scorto i loro sguardi di fame...consumato il lauto pasto Falton gioca la sua "carta amaca" che posiziona tra il palo della luce e un albero friabile, mentre Porfi se la vede con un piccolo demonio figlio di nessuno che deliberatamente prende a insultare i due per il loro accento ("SEu BURRU!")...

Il tragitto in macchina with-da-doctor dura poco e giunti a Barroquinha-capital town una gentile  ragazza informa P e F che devono aspettare le 7 (erano le 4) per prendere l'autobus fino a Camocim pagando peraltro il prezzo dell'intera tratta Parnaiba-Camocim: quello che si direbbe una proverbiale inculata, ecco... I nostri irriverenti e maisazi non si danno pace e agganciano un camionista (che verrà poi soprannominato MR. Justice...)il quale li conduce (tra sedili pellicciosi e patatine al formaggio) sani e salvi alla tanto aspettata Camocim, roccaforte civilizzata  e snodo strategico per giungere a Jeri. Passata la notte (chi sull'amaca chi su un letto..) i due vengono a conoscenza di una coppia di francesi che come loro e con loro si affiderà alle mani di un folle jeeper che li traghetterà, attraverso dune, fiumi e palme-fino a Jeri dentro ad un sovraffollato 4X4 (con un'eroica figlioletta quindicenne che si farà metà del tragitto sul tetto del mezzo.... 

Giunti a Jeri, ad accoglierli c'è Katie-vicina di casa australiana di Larissa, loro gancio reale (o virtuale Couch Surfer) del posto. Vari sorrisi dopo, guidati fino al monolocale, i due prendono atto di essere da soli: di fatti la rubiconda Larissa trovavasi bloccata da giorni a Recife da un'amica. in totale controllo della situazione e dell'abitazione, nelle 48 a seguire i due perderanno il controllo e le staffe: Jerico infatti si dimostrerà un bellissimo posto purtroppo saturo di (in ordine sparso): papponi, wind-kite-sand-bunda surfers,bellissime e frivole ragazze, milanesi squallidi, capoeristi spacconi e troppa, troppa sabbia. Il duo sviluppa così un tipo di rancore a tratti border-line contro i buggeiros locali rissosi e irriverenti (Livello Intolleranza VideoScreen al punto massimo). Con problemi di appendice e di convivenza con la razza umana la coppia lascia alle spalle questa controversa esperienza solo dopo aver conosciuto, all'ultimo secondo la fantomiatica Larissa sul cammino verso l'autobus per la scappatoia: uan bionda rasta in viaggio da 3 anni per il sudamerica con un cuore di panna e le cosce di piombo. 

 La camionetta per Jijoca, luogo del prossimo scalo, conteneva una sorpresa: 7 infestanti ragazze di (ovviamente!) nazionalità israeliana che non smettono di gioire ad ogni dosso (scaffa). e sono tanti (Livello VideoScreen di Intolleranza a livelli quasi critici) i dossi... Ad allietare le successive ore di attesa notturna a Jijoca ci sarà il classico scemo del villaggio in stato evidentemente confusionale: saranno 3 le volte in cui la calma dei due giovani (che vengono sollecitati a dargli una somma di denaro per raggiungere non si capisce bene quale obiettivo evangelico) verrà messa alla prova. Il bus zozzo e puzzo parte alle 2 di notte (con tutta la normalità dell'orario, direte voi...) e per 3 ore i nostri eroi passeranno stati di semi-incoscienza e delirio... A Sobral le 2 giovani marmotte sono nuovamente impegnatie a combattere attacchi personali di intolleranza (Livello VIDEOSCREEN ROSSO!), stati febbrili e simpatici dolori addominali. Giunti a Ubajara-national PARK Falton affronterà un controllo medico da un medico magnaccione, mentre Forni si disinguerà in città come abile catturatore di falene giganti (diurne). Ammaliati da una lasagna-panacea i due vengono accolti nella "pousada do Alemao", Herbert. tedesco di nascita e brasileiro di adozione, Herbie li sistema nel bel mezzo di una foresta turbo-pluviale tra manghi, jacas e banani. L'alloggio è un simpatico chalet dalle svizzere apparenze: sembra di essere a friburgo e invece siamo in Brasile, cristo! Dopo una delle migliori dormite dall'inizio del viaggio, la colazione li aspetta: frutta, marmellata fatta in casa, kaese, schinken, brott e freschi succhi. La visita al parco (inclusa di caverna ancestrale, cascate e teleferica) sarà un toccasana per i due (Livello VideoScreen Normale), i quali riacquisteranno agilità motoria, freschezza spirituale e stima reciproca. Unica sbavatura dell'intera gita il piccolo Vinicius, giovanissimo rompicazzi saccente che cercando di rompere "precocemente" il cordone ombelicale parentale (nel luogo e momento sbagliato) rischierà innumerevoli linciaggi e facciate sul suolo pietroso preparato a puntino dai due pericolosi italiani, ancora in equilibrio psico-sociale precario...

Non sazi, i due passeranno la notte nella vicina Tianguà, trallallero trallallà.

 

 

Il giorno seguente di buon'ora P e F si diriggono verso il terminal-rodoviario dove questa volta le ore di attesa saranno 3. Preso il bus e "ready to go" la giovane coppia (etero) si inoltra verso Piripiri (di nuovo PIAUi'!), puntando al parco "7 cidades". Dopo un viaggio con il condizionatore che pompa aria "stupidamente gelada" (cosa comunissima qui: sarà perchè qui l'inverno non esiste? mah, sarà...) il critico Faustom chiederà gentilmente se sia possibile abbassare il livello di gelo e gli verrà risposto semplicemente: "no, l'aria non si può mica abbassare!". P e F quindi, giunti a Piripiri ancora digrignando i denti (e con le palle ghiacciate) saranno accolti da una popolazione assolutamente ospitale  e incredula che li delizierà conottime pietanze e un parco naturale (comprensivo di graffiti rupestri!) "massive"...  note dolenti della visita: il ridicolo nome della città; la perdita della chiave di stanza da parte di F alla festa del paese (invitati dalla donna cannone);la ruota bucata al parco da parte di Falton; i vecchi in esubero girovaganti (insieme ai tarri della piazza.

 

 Lascita Piripiri senza peli sulla lingua i due si preparano al viaggio ( di ritorno verso ovest per Falton) in direzione Belem: passata la notte a Teresina (capitale soffocante e inutile del Piaui) in un hotel vicino la stazione, i due si avventureranno in un lungo viaggio (20 ore) di autobus fino a Belem, dove ad attenderli ci sarà la gentilissima e accoglientissima Emilin, che insieme alla sua famiglia, li ospiterà in casa sua nel migliore dei modi, rendendogli facile le prime 48 ore del loro soggiorno a Belem. Passeranno il resto dei giorni all'accampamento universitario insieme a milioni di persone venute apposta per il forum sociale mondiale...

Il viaggio di due settimane fatto insieme li ha stancati,  entusiasmati, divertiti, sfiancati, rafforzati e ha rinvigorito la loro già annosa amicizia: ma adesso è arrivato il momento per Forni di concedersi agli affetti; per Falton di rincontrare gli amici di BH, venuti apposta per l'evento. Firmeza Forni! è stato un piacere...

 

IL SOCIAL FORUM (BELEM: 27 Gennaio-1 Febbraio 2009)

 

 

 

                                                   PARTE III

Dopo aver lasciato amici, nemici e conoscenti, il vostro intrepido amico si inoltra per un lungo mese di viaggio che -ripartendo da Fortaleza- lo porterà per tutta la costa brasileira fino alla capitale del Sergipe, Aracaju. Da lì, stanco (ma ingrassato), ho preso un aereo fino a Brasilia e poi da lì un autobus che mi ha riportato a BH, giusto in tempo per il pic-nic internazionale dell'inizio del secondo semestre...arrivando a BH in data 6 di Marzo 2009.

 13° tappa: Belem-Fortaleza (Cearà) -autobus, 24 ore di viaggio...


 

14° tappa: Fortaleza-Canoa Quebrada (Cearà)

 

 

15° tappa: Canoa Quebrada-Natal (Rio Grande do Norte)- autobus

 

 

16° tappa: Natal-Pipa (RGN)- autobus

 

 

17° tappa: Natal-Joao Pessoa (Paraiba)- macchina

 

 

18° tappa: Joao Pessoa-Recife/Olinda (Pernambuco)

 

 

19° tappa: Recife-Aracajù (Sergipe)- autobus

 

20° tappa: Aracajù-Brasilia (aereo)

 

 21° tappa_ritorno a BH (autobus)

Il 6 Marzo sono finalmente tornato a "casa"... 

 

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no vuol dire "no!"...

Forse uno dei più grossi ostacoli culturali fino ad ora è stato quello del fatto che i Brasiliani-oltre a fare sempre gli stra-presi-bene, ad accettare qualsiasi invito, e a mostrasi sempre ultracordiali- non riescano a dire la parola "No". che da noi è abbastanza comune, o no?...

Nel senso, quello che mi è sembrato di capire è che dire "no" a un qualsiasi tipo di richiesta è un modo scortese, antipatico e culo per mostrarsi a una persona che ti troverà sicuramente... antipatico, scortese e culo per la negazione ricevuta.

Nella fattispecie: se dopo aver conosciuto una persona lo/la inviti a prendere una birra, un caffè, o qualcosa di simile lui/lei ti risponderà sempre:

"oh! di bruttttoooooo!!! quando ti pareeeee!!!! chiaro, per forza, ovvio...".

Poi per dei mesi non li vedi, non rispondono, si nascondono come spie, glissano su ogni tuo sguardo... e tu stranito, quasi preoccupato dalla sua "desaperecida" appena lo-la rincontri gli dici:

"oh! tutto bene? ma allora sta birra?...".

E lui/lei altra volta risponderà:

"Oh siiiii, cazzo, daaaaiiiii,, quando vuoiiii, di belllaAA"...

oppure cercherà di non farsi vedere o di aver dimenticato chi sei, anche se vi vedete piuttosto spesso. 

 allora ho pensato: siamo noi europei stronzi a dire "no" o sono loro che non sapendo dire no si evitano di "fare i brutti con le persone" rimanendo (quasi)sempre gentili e carini, e quindi il popolo più simpatico e figo del mondo?

Io tuttavia questo fatto non lo sopporto: non tollero che le persone non si prendono i loro spazi, che mentono e fanno qualcosa controvoglia pur di non deludere gli altri, o...che proprio mentono, facendo finta di nulla (forse perchè io i miei, di spazi, me li prendo tutti e sempre senza farmi troppi scrupoli nel deludere gli altri: lo so, sono una persona orribile...)

Sarò/saremo turbo europeo troppo-preso-sul-serio/stronzo-scortese-antipatico?

CULO!

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giornalmente

Giorni di studio, di ricerca per la tesi, di affievolimento metereologico: giorni di stasi e giorni di repenti cambiamenti. Chi si prepara per andar via, chi per restare, chi per cambiare-cambiarsi...

Intanto in Italia si parla ancora di Berlusconi (e del fatto che gli immigrati siano una "risorsa negatica per il paese"...), in America i neri esultano e qui arriva la stagione delle piogge pre-estiva; e arriva per tutti.

(In agenda un viaggio che parte da Porto-Velho e che passando per Manaus, Belem e S. Luis arrivi fino a Bahia: ce la farò mai? più di 10,000km in due mesi e mezzo con bus, barca e aereo. chi mi raggiunge? mmmmmh...)

Intanto altre cene da Caterina, Martino e altri amici che ammortizzano le serate nei locali notturni birrosi e musicali di cui questa città è strapiena. Un altro "baile da saudade" con musica funk-soul per sfogare gli stress del mese; un concerto dei "Funk como le gusta" per mostrarmi ancora una volta come solo in Italia la musica odierna sia sottosviluppata;  ancora una "roda de capoeira" che è la "roda du mundo"; altri discorsi socio-antropologici con Gustavo ("l'antropologo americano") sulla divisione spaziale-razziale; più caffè consumati nel baretto dell'università cercando di ricordare i nomi di sconosciuti che ti salutano; altri incontri notturni con Ma.; nuovi asti con i coinquilini che mi piazzano i loro amici in salotto a mia insaputa. (E poi perchè mangiano da soli in camera loro?).

scongiurando altri giorni di pioggia, temperatura di 20 gradi e perdite energetiche dovute alla mia "incertezza accademica" e al mio odio per le vicissitudini del mondo italiano, vi porgo

i miei cordiali saluti ***

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dal mare alla montagna: ritorno a BH


...dopo 10 giorni di spiagge, mare, spiagge, sole, spiagge, pesce, e un saaaaaccoooooooo di forestaaaaaaa, ci svegliamo il giorno seguente con un obiettivo: arrivare alle 7 del mattino al molo che si trova a mt. 300 da dove abbiamo dormito. Per me è un grosso obiettivo visto che ancora il buco nel piede perde un'acquetta giallognola e fa male come il giorno prima.   Facciamo colazione..........no, non è vero-rimaniamo a pancia vuota perchè sappiamo che ci aspettano quasi 3 ore in una barca da pescatori e il mare oggi non è calmo-calmino. Giungiamo al molo dove incontriamo il pescatore-traghettatore con cui abbiamo fissato il giorno prima l'appuntamento e insieme ad altri 2 ragazzi di Rio (adescati per far abbassare il prezzo della tratta...) ci dirigiamo verso la barca. Al molo una frotta di bambini aspetta la barca-bus per andare a scuola: in ordine prima i bambini e poi le bambine salgono sulla barca che arriva dopo qualche minuto. Noi aspettiamo che Verte (si chiama così il nostro Caronte-buono) disarma la barca per caricare tutto, diamo un'ultima occhiata alla spiaggia dell'avventuriero, guardiamo le nuvole in alto e con un piede nel pontile e uno sulla barca cominciamo ad abituarci alla "onda lunga" che ci accompagnerà per un paio d'ore. In totale siamo io e i due compagni di merende, Verte e la moglie (e il cane- educatissimo per altro...), la coppia 30 enne neo-sposata di cariocas, e una famigliola (ma, pa e 2 dolcissssssimi figlioletti). la barca, controcorrente, sembra un pò in affanno: le onde sembra ci vogliano trattenere in quell'angolo di paradiso "degli avventurieri", ma purtroppo, non ci riescono. 

Dopo che il sole si ripresenta il viaggio si distende: io respiro per l'ultima volta l'aria di mare, mi commuovo quasi e mentre Vince fa milioni di foto, Martino sembra già pensare al suo futuro incerto che lo aspetta a BH. 

Arrivati ad Angra dos Reis (=terraferma) alle dieci del mattino facciamo svogliati e sconsolati colazione con panini fritti nel burro e carni suine, beviamo succhi annacquati e ci dirigiamo "in paese" per fare un giretto in attesa dell'autobus che ci riporterà a  BH solo alle 20,30... Abbandoniamo Vince per mezza giornata (visto che doveva ritornare all'isola per prendere la bicicletta lasciata "na capidale"...) e ci immergiamo nella convivialità cittadina: siamo già malinconici. 

 Facciamo spese, guardiamo internet, mangiamo, restiamo in silenzio per ore (il bello di essere amico di Martin penso sia proprio questo: riuscire a non parlarsi per ore senza il minimo problema/alcuna speigazione..), facciamo piani per il futuro, mangiamo, leggiamo i giornali, guardiamo la spiaggia inquinata e infine ribecchiamo Vince. Lui proseguirà verso S.Paolo per poi dirigersi in Argentina e ...via così per tutto il Sud America. in bici. Orfano e senza paura: spirito guerrigliero, cazzo. Ci accompagna alla stazione dei bus, dove (dopo aver affrontato a parole un imbecille che ci stava metendo sotto in macchina -volendo peraltro ragione, solo perchè M. gli aveva mostrato il medio...) scambia vari abbracci con l'amico connazionale... 

Rinnovando saluti sinceri ci diamo appuntamenti per il futuro, ormai uniti da un nuovo legame che lascia probabilmente evaporare nell'aria una certo livello di ostentata complicità: il segreto di tre persone che sanno che in fondo, a certe latitudini e con un certo grado di umidità nell'aria, la vita è  meravigliosa. 

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7. Ilha grande: bando alle ciance

Il giorno dopo, doloranti e graffiati, facciamo colazione e discutiamo sul futuro della vacanza-trip-adventure. Si decide in definitiva che vogliamo continuare fino alla punta  sud dell’isola per arrivare fino alla spiaggia “do Aventureiro” (che già il nome ti chiama...), per poi o tornare ad Abraao ("a capidale") a prendere la bici di Vince, oppure andare direttamente fino ad Angra (terraferma) e lasciare Vince da solo  gestirsi il suo ritorno, ingolfandolo quindi di proverbiale merda…
Dopo battibecchi, inutili stress verbali e tazze di caffè+the+mate (sarà che ci siamo innervositi a causa di tali bevande?), decidiamo di andare a svaccarci il giorno intero nella spiaggia di Parnaioca, divenuta praticamente la nostra spiaggia privata: pazzesco. Spendendo 10 reais di camping più 9 di cibo (in totale l’equivalente di 7 euro/eypo al giorno ordunque! ) avevamo a disposizione un posto dove stare, una spiaggia paradisiaca e gentilezza a profusione. Realmente il paradiso “è aqui”, come recita una locale locandina…


Forti della nostra protezione solare e di uno stoicismo d’altri tempi passiamo praticamente la mattinata ognuno “pe li cazzi sui” per poi rincontrarci a pranzo al camping (altro pranzo di pesce!), seguito da caffè, dolci e una dormita post-pasto in relative amache: relax con spocchia proprio…
Verso tardipomeriggio ritorniamo in spiaggia e, dopo aver scoperto che mi avevano ciullato borraccia e ombrello (l’ombrello però qualche giorno prima), riprendiamo le nostre posizioni da bagnanti precedentemente adottate, ma esasperandole: io nuoto e mi rotolo solo e borioso nella spiaggia, Martin fissa i limiti della sua nuova proprietà marina e Vincent si “nudizza” per mostrare al mondo il suo pallore-gringo al mondo intero, correndo dal bagnasciuga fino a 200 m dalla costa totalmente nudo: in poche parole tre fottuti deviati. Devoti al nostro nuovo “Diu Silviu” ritorniamo al camping pronti a ingrassare di nuovo e (ancora salati) veniamo a conoscenza del fatto che qualcun altro è arrivato da poco alla Parnaioca: un ragazzo solitario.... Vincent, anzi,  che a quanto pare lo ha già conosciuto di pomeriggio, ci dice che ha combinato con lui anche un incontro notturno di fronte ad un fuocherello “adventure style” per la notte, e che Sergio (si chiama così) sembra abbia piantato la sua tenda personale in fondo alla spiaggia, cataffotendosene di Silviu, del suo camping e di qualsiasi altro tipo di proibizionismo parapoliziale.... Dopo cena dunque, decidiamo di incontrare il fantomatico neo-arrivato… Sergio, di Rio de Janeiro, ha 26 anni, ha una ex moglie e una figlia, fa il fotografo ed è venuto a Ilha grande per cercare un po’ di pace. Dice che ha vissuto a BH e che molte cose non gli sono andate a genio (le stesse che a me e Martino!); parla di Rio come un posto meraviglioso, ma dei Cariocas come dei peggiori abitanti del pianeta: un po’ come io della Sicilia e dei siciliani in poche parole… Il ragazzo ci piace, e a lui piace molto parlare… Sotto il cielo stellato (forse il più stellato della mia vita) e di fronte al fuocherello artiginale all-in-one, ci raccontiamo visioni del mondo, ma soprattutto ascoltiamo Sergio, delle sue avventure urbane a Rio (…) della sua visione dell’Europa e dei nostri preconcetti e giudizi per i brasiliani: genuine onde di tolleranza, convivialità e rispetto: i nostri cuori rimarranno toccati da questo incontro. Il problema è che a un certo punto Sergio, impavido e sagace, ci racconta che secondo lui noi siamo dei pazzi a girare per l’isola senza quantomeno un machete: dice che le strade che abbiamo fatto, ma soprattutto quella per la “praia do aventureiro” , sono strapiene di fottuti animali selvaggi: serpenti velenosi, scimmie di un metro e mezzo, coccodrilli, ragni e…  (udite udite!!!) un fottuto GIAGUARO che si aggira per l’isola da un decennio, che leggenda vuole, qualcuno abbia trasportato nell’isola da fuori. Io rimango piuttosto colpito, mi vedo perso immezzo al bosco a fronteggiare bestie da zoo e ripeto a me stesso che la fionda che ho è figa ma che il dannato NAPALM andava preso prioritariamente… e invece…. eccocci tutti e “tre pelli-candide” a fronteggiare l’esercito ecologico del dannato colonnelo Kurtz in quest’isola che, effettivamente, a parte le zone costiere è terra di nessuno, foresta vergine, l’orrore… Sergio inoltre, ci racconta di essere stato attaccato il giorno prima da una mezza dozzina di scimmie che lui avrebbe evitato solo dandosela a gambe levate col suo machete alla mano…
A fine falò, dopo saluti, varie solenni, pugni incrociati e frasi di ammirazione reciproca, torniamo verso la tenda e io preferisco passare dalla spiaggia piuttosto che dalla stradella del cimitero: giusto perché di notte non vorrei svegliare un qualsiasi serpente corallo. CristoDIO… Ancora puzzanti di proverbiale merda andiamo a dormire: i rumori notturni verranno però acuiti dalla nostra immaginazione (ormai in tilt) che, grazie a Sergio, mi farà sognare tutta la notte creature mitologiche con il corpo di scimmia e la testa di coccodrillo… (e sinceramente avrei preferito quelle più comuni che incontro casualmente  dappertutto col corpo di uomo e la testa-di-cazzo….!).

Il mattino dopo, convinti che fossero le 6 e invece erano già le 9,30, aspettiamo un pescatore (di cui ci aveva parlato SIlviu con molta incertezza..) che ci avrebbe potuto portare all’Aventureiro o che magari, in alternativa, combinando un appuntamento, avrebbe potuto riscuoterci all’Aventureiro per portarci ad Abraao: sta di fatto che l’unico pescatore che becchiamo in spiaggia, è un enorme culo e quindi, dopo aver salutato Silviu, Sergio, e vari molluschi molto simpatici incontrati in spiaggia (granchi bianchi enormi), ci incamminiamo per la strada che porta ad Aventureiro; il tutto non prima di aver preso: una mappa della “trilha” fatta a mano da Silviu, un sacco di acqua, munizioni per la mia fionda, un paio di bastoni da passeggio “magici” (in quanto di poco peso ma resistenti). Nervosi ma carichi, ci addentriamo nella forestuola convinti ormai di essere dentro a un fottuto romanzo-giocodiruolo fantasy: io, il mago e l’elfo-guerriero dunque, ci incamminiamo lungo il percorso che si rivela subito  ripido, fitto e scivoloso; l’afa è quasi sconcertante e siamo continuamente all’erta per evitare eventuali serpenti che, secondo le parole di Sergio, attaccano solo se vengono pestati… e quindi bastone-magico alla mano e occhi sgranati facciamo a turno a  condurre la ormai solita marcia “a tre vagoni” che si inerpica per la montagnola… I suoni della foresta vengono ingranditi dal nostro immaginario pompato e la concentrazione mentale-visiva è ai massimi storici: solo questa ci permetterà a un certo punto di scorgere in lontananza un simpatico serpente di quasi due metri allontanarsi 10 m sopra un albero di lato a noi a metà del cammino.

 

 Pausa di nervi e…. 45 minuti di attento cammino dopo arriviamo all’uscita della forestuola direttamente sulla spiaggia: momentaneamente il peggio sembra passato. Due (ormai soliti) giri di pugni-chiusi dopo ci rimettiamo in cammino per attraversare tutta la “praia do sul”: solo che è ormai mezzogiorno, fa un caldo boia e Vince ha le spalle viola. Un’ora di “walking on the sand after”, arrivati alla fine della spiaggia veniamo nuovamente messi alla prova dalla Natura: per arrivare alla prossima spiaggia bisogna attraversare due fiumi di acqua marrognola dolce che arrivano dalla montagna sacra: almeno il cammino da seguire sembra quello… via le scarpe da trek e via i calzini ed eccocci a guadare il fiume pieno di mosche incazzate (che mi lasceranno dei bolli rossi settimanali); in realtà il percorso è poco chiaro e la mappa di Silviu non è proprio precisissima: un po’ unti, un po’ scoraggiati e un po’ estasiati da tanto selvaggiume, riusciamo a trovare il cammino e lì… io ho un colpo di genio: ancora a piedi scalzi trovo il sentiero che porta alla spiaggia “do leste”, intravedo il mare, comincio in estasi a correre e ……SBRANZ! Mi buco il piede con un bel pezzo di legno che casualmente occupava il cammino. Ancora miope e ebete mi seggo dolorante su di un tronco-amico e scopro di essermi appena fatto un cratere che lascia intravedere carne, carne e idiozia: sanguino, piagnucolo (ma con stile yankee) e convoco il tenente Martino affinché, munito di kit-medico, possa medicarmi: lavo, disinfetto, taglio pelle in eccesso, fascio il tutto e continuo la traversata insieme ai compagni, trattenendo a tratti il dolore, la spossatezza e un po’ di disperazione mediterranea: ma del resto sono ormai quasi le due del pomeriggio, non abbiamo mangiato nulla -se nn dannati dolcetti di arachidi- il piede fa male e il caldo è insopportabile quanto il sole estremo e …ci aspetta ancora un’ora di cammino…

 

Con il potere della disperazione riusciamo ad attraversare la spiaggia (incontrando peraltro pinguini –giuro!- sia morti che vivi, che a quanto pare arrivano persi con la corrente dal sud dell’Argentina..),  fino ad arrivare a una scogliera-fiordo a picco sul mare, la quale, dopo essersi lasciata attraversare con difficoltà (è ricoperta di una specie di melma viscosa -quello che in Sicilia si chiama “lippu”…-che mi fa perdere più volte equilibrio, pazienza e buon umore…) ci materializza su una vicina spiaggia amica. Ad un certo punto intravediamo un miraggio:  un villaggio, delle casette e delle persone sdraiate sotto agli alberi; saluto con un cenno e mi rispondono con pollice e mignolo stirati: capisco quindi che siamo capitati in una fottuta spiaggia di surfers…  
Stravolti, scocciati e anche un po’ goffi ci dirigiamo verso la locanda-camping che dà sulla spiaggia; abbandoniamo gli zaini e ordiniamo 3 “piatti del giorno”: eroici consumiamo il lauto pasto, e subito dopo, in-automatico-proprio, ubriachi dalla bellezza del mare, ci facciamo una solenne dormita sulle amache sotto alle palme: 3 ore dopo apprendiamo che potremo passare la notte in una stanza con letti veri (per soli 4 euro…) e che il giorno dopo, con tutta probabilità riusciremo a trovare una barca per la terraferma. Al tramonto, risvegliato da caffè, erba mate e the verde (uno sveglia-morti da far west…) mi sgancio dai due compagni-nerds -che razionali e stressati come veri centro-europei non riescono a fare a meno di giocare a scacchi nei momenti di stasi atletica- e mi lancio alla ricerca dei locali: la spiaggia si è svuotata dei 4 surfers che c’erano prima, e in compenso si è riempita di bambini (di cui il villaggio sembra pieno) che giocano a pallone. Con i colori del tramonto più bello e cinematografico che potete immaginare, riesco ad avvicinarmi a due pescatori e- dopo averli tempestati di domande, foto e sorrisi- uno di loro mi confessa che domani alle 7 del mattino ci potrà portare ad Angra (terraferma) per 25 (dopo aver contrattato..) reais a testa. Chiuso quindi l’affare, la mia bocca e l’obiettivo della camera torno baldanzoso verso l’ostello-camping-locanda sul mare pronto a compiere l’ultima cena coi miei compagni di viaggio.

 

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7. Ilha grande: dentro


 La strada che porta da Dois Rios a Parnaioca comincia subito in altro modo rispetto alla precedente: è chiusa in alto dagli alberi, è stretta e tortuosa e ancora piena di fango ed erbacce: non sembra sia stata molto praticata ultimamente. Dopo una prima mezz’orata di acclimatamento alla foresta (che è realmente un fatto fisico e mentale) capiamo che nella strada la luce è già poca e che ci tocca quindi fare un po’ di “puxada” per arrivare a Parnaioca prima del tramonto. Un po’ innervositi dal selvaggio e dalla variabile spazio-tempo ci ritroviamo a guadare fiumiciattoli, evitare specie di sabbiemobili di fango e a confrontarci con un cammino che poco a poco diventa più ripido, arduo e angustio. Ci prendiamo anche qualche spavento, visti i sinistri rumori che infestano il cammino che per fortuna, ai nostri occhi europei, si rivelano solo come movimenti di uccelli: fottuti avvoltoi, di cui il brasile è pieno. Suggestionati e un po’ impauriti facciamo a turno fare testa  alla nostra minifila-indiana all’interno della mata, rallentando, accelerando e fermandoci a secondo di chi conduca la marcia. Passiamo anche da una simpatica grotta, dove il cartello turistico dice venissero bruciati gli schiavi dai portoghesi in tempi coloniali: giusto per darci un po’ di allegria! Qui sentiamo anche parecchi urli-nitriti-barriti che V. dice siano dei macacos, scimmie.

La cosa più frustrante tuttavia si rivela l’udire il rumore del mare dall’altra parte del crinale ma allo stesso tempo il non vederlo: la spiaggia che ci aspetta lì per accoglierci esausti sembra proprio irraggiungibile: pausa di ansie e sosta zuccherosa. Acceleriamo il cammino e il povero V. ,che resta sempre n po’ indietro,  (giustamente) ci cazzia perché dice che non lo aspettiamo: è sempre intento a scattare foto nei momenti di stallo. Quasi esausti (alla fine abbiamo già camminato più di 4 ore oggi) capiamo che la trilha sta voltando al termine, di fatti cominciamo a scendere vertiginosamente, evitando peraltro di sbagliare strada, saltando tronchi e scivolando veloci come cervi dalla montagna… il che richiede anche parecchia tolleranza delle nostre ginocchia. La strada si fa nuovamente piana, la foresta lascia il posto a un’insediamento di casupole circondate dalla sabbia e dalle palme e il sole sta per tramontare: ce l’abbiamo fatta, siamo a Parnaoica. Due giri di cinque e sorrisi dopo notiamo l’atmosfera desolata alla Myst intorno a noi: le casette di paglia, in totale 4 o 5, sono vuote; seguiamo il cammino fino alla spiaggia che si rivela deserta e paradisiaca. Lasciamo gli zaini e ci lanciamo nella spiaggia: Martino trova un’amaca e si proclama neo-re dell’isola; l’altalena accanto a questa mi da spunto per guardare il mare, sorridere e pensare a una libertà fanciullesca che ho riacquisito facendo due ore di cammino in un bosco: adesso è solo relax, dovuto e puro.Poco dopo veniamo colti di sorpresa: una donna che cammina verso di noi sulla spiaggia dice che se vogliamo dormire là dobbiamo andare presto da Silvio, il tanto ricercato proprietario locale, che ci accoglierà nel “suo spazio” appena vorremo proseguendo la strada, “lì in fondo, dopo la chiesetta, accanto al cimitero…”.

Per l’ultima volta carichiamo gli zaini e arriviamo nell’area del camping: in realtà un casolare con una cucina all’aperto, bagni (da camping), quattro alberi per fare ombra e dove piantare le tende e uno steccato che delimita il perimetro poco chiaro del tutto. Silvio non c’è; in compenso c’è Marta, la figlia di lei e il suo ragazzo, du' vecchi (con aria da vecchi nonni proprio) e una signora di 50 anni che appena arriviamo ci sorridono e ci dicono di sistemare con comodo la tenda che “Silvio arriverà fra poco”; se vorremo cenare, ci ricorda Marta, ci preparerà un piatto a base di pesce…  
Montiamo la tenda in fretta, ci diamo una sciacquata e con l’acquolina in bocca ci prepariamo all’interessante cenozzo che ci verrà servito; il tutto non prima di aver conosciuto Silvio, aitante sessantenne con un’ enorme pancia proporzionale alla sua simpatia, che ci accoglie con affetto paterno. Raccontiamo un po’ di noi, intanto che ci strafoghiamo di pesce appena pescato, cerchiamo di prendere coscienza del luogo in cui siamo (e che razza di luogo è, cristo…) ma non ci riusciamo in quanto troppo stanchi: la generosa caxaça offertaci da Silvio a fine pasto ci porta dritti dritti in direzione orizzontale, in una tenda troppo piccola per tre giovani Messner…

(segue)

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7. Ilha Grande: si dia inizio allo spettacolo!

 Lasciate le donzelle al loro destino studentesco e cittadino passiamo un’ultima notte in trio alla ricerca di una festa “lì dopo la spiaggia a est del molo” dove troviamo solo un gruppo di yankees ultratrentenni: io ci guadagno solo un dito tagliato sul muretto per entrare a sgamo nel locale-spiaggia, spaccandomi un piede e graffiandomi in toto il gomito. Sono solo i primi sbreghi…
Il giorno dopo, confidando nelle previsioni di weather.br, lasciamo l’appartamento e la bici di Vince, cominciando così -mappa alla mano e smorfie eccitate in faccia- il nostro viaggio verso l’ignoto… litorale.

 

 

La “trilha” (percorso di trek) si rivela subito interessante, eccitante e sorprendente: fiumiciattoli sgorgano ai nostri lati, una foresta verdissima con sottofondo musicale di uccellame, scimmie e zanzare: la strada tuttavia è sterrata e senza “infiltrazioni” di vegetazione; una specie di strada di campagna per trattori. Pauseggiamo –visto anche il caldo- di tanto in tanto bevendo acqua e mangiando dolcetti di noccioline (“Paçoquita: A energia que te agita…”) per arrivare a una prima cascatella dove incontriamo un Paulista che ci da indicazioni utili; poco dopo, “australiani già visti” in bici ci sorpassano dicendo solo “HI!”. Intanto Vince (tipo stralunato ma buono come il pane) dichiara al mondo intero (col suo portugnol da turista) che “l’isola sarebbe potuta divenire uno scandalo se ci fossero state le automobili…”… Io accenno di comprendere il suo punto di vista ma in realtà senza capire: sarà solo una delle sue prime dichiarazioni che mi condurranno a guardarlo con sospetto il resto dei giorni… Dunque sospettoso e con la forza di greyskull nelle gambe, arrivo in congiunto ai francofoni fino al primo paesino, Dois Rios, esattamente  2h e mezza dopo aver lasciato Abraao. All’ingresso della stradina che porta all’agglomerato di case e poi alla spiaggia, ci accoglie un simpatico sbirro-forestale che ci controlla i documenti e ci chiede:
1.quanto tempo abbiamo intenzione di restare
2. se vogliamo proseguire per Parnaioca (la spiaggia successiva distante 2 ore da Dois rios)
3. chi siamo

Rispondiamo con vaghezza e finto perbenismo a tutte le sue domande, dicendo (e mentendo) che siamo turisti-studenti di geografia a BH, che vogliamo fare una piccola ricerca scientifica. Grazie e a presto, walker texas ranger. ..
A dois rios ci fermiamo per un pranzo rapido con panini al burro e prosciutto, birra, caffè e altri dolci, il tutto consumato in una specie di casa-magazzino-bottega gestito da 2 donne di pochissime parole. Una delle due, più giovani, è anche carina, ma appena formulo il suddetto pensiero mi accorgo che la sua calzamaglia lascia scoperta una caviglia zeppa di peli biondi, più o  meno della stessa lunghezza di quelli del loro simpatico cane che coccolano (un collie, di nome Dookie): decidiamo quindi di andare in spiaggia. Lì siamo colti da un primo stato di estasi che non descrivo poiché le immagini parlano già da sole… In pratica due fiumi dolci  sboccano sul mare: e io sbocco dalla gioia. Questi sono i dannati tropici che avevo in mente come immagine prefabbricata! E allora approfittiamone cristo!!!




Ancora in folgorazione mistica e bagnati di acqua di mare ripassiamo dal paesello e diamo un’occhiata ai ruderi-prigione-lazzaretto che oramai sono disabitati e dati in concessione a gli studenti di Biologia dell’università di Rio. Chiediamo indicazioni per la successiva trilha+spiaggia, Parnaioca, e ci dicono che lì vive solo un certo Silvio che gestisce un camping, e tre altri locali che però forse in periodo di bassa stagione, nella quale siamo, non ci saranno… Insomma ci fanno capire che il posto è praticamente disabitato e di fare in fretta, soprattutto, perché tra non molto farà buio e non è proprio il massimo trovarsi con l’oscurità nella mata atlantica, visti anche i simpatici animali che la dimorano…

(segue)

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7. Ilha Grande

 

 

ok. Questo post si potrebbe chiamare “L’avventura di Ilha Grande” o “Alla ricerca del sacro graal dell’isola” o semplicemente “L’isola”… Ma siccome, come dice Sloterdjik, -“oggi non esistono più avventure ma solo ritardi”- comincerò la narrazione dei fatti dicendo che:
L’appuntamento con M. era fissato alle 7 sotto casa sua per andare dunque alla stazione dei bus (rodoviaria) e beccare il primo mezzo che ci portasse ad Angra dos reis, cittadina sulla terraferma nello stato dello Rio de Janeiro di fronte la pluricitata isola…
Come da copione, arrivo (appunto) in ritardo da lui dove lo trovo sotto casa prontissimo e scattante: “abbiamo tutto?” gli chiedo. “tutto”. Dopo pochi minuti ci ricordiamo che io ho dimenticato gli occhialini e lui la borraccia in freezer (tipico..).
La novità vuole che la compagna di Overseas Estrella (argentina con passaporto italiano; il numero di matricola non me lo ricordo…) venga con noi nei successivi giorni: ovviamente questo non succederà visto che rimarrà prima a Rio 3 giorni e poi raggiungerà i suoi amici ispanofoni nell’isola, un giorno dopo la nostra partenza per il litorale sud di quest’ultima...
Arrivati in rodoviaria dunque, belli carichi come balestre facciamo bella mostra dei nostri zaini europei-turboequipaggiati e tentiamo di fare il biglietto sgomitando al bancone “Passaro Verde bus lines”. Sorpresi come albanesi arrivati da poco in italia, apprendiamo che il bus delle 20,30 per Angra è già pieno e che ci tocca come unica alternativa arrivare alla città maravilhosa (Rio) e da lì prendere un altro bus domattina alle 6. Bella Martì e bella lì, due ore dopo siamo già nel ristorante più trucido della della Avenida Afonso Pena a gustare un ottimo piatto mineiro: 6 reais a testa e ci portano riso, fagioli, carne, carne , carne, patate fritte e “insalatina jackson julienne”.  Per ammazzare il tempo facciamo un giro sotto al “ponte hip hop” per vedere se è in corso il consuetudinario “duelo dos MC’s”, ma niente, troviamo solo tristezza, vuoti e mignotte.  “2 ore di discussione sul mondo” dopo, ancora con lo zaino in spalla ci fiondiamo alla rodoviaria per prendere il dannato mezzo: con Estrella- che era alla ricerca di solitudine a Rio- e tanto tanto astio ci immettiamo nel bus dove aspettiamo di essere traghettati fino a Rio. Dopo 6 ore di goduria, passati a cercare di dormire in un’aria immersa di puzze e musica funky-carioca, arriviamo a Rio. Io, che ancora non sono mai stato, appena arrivato cerco con lo sguardo la skyline della città, ma il tempo è coperto e quindi decidiamo di prendere il primo bus per Angra, quello delle 6 e 40. Abbandonata Estrella alle sue riflessioni da neosingle(?) prendiamo il secondo bus del mese e arriviamo dopo 2 orette ad Angra: il cielo è ancora terso, l’aria carica di pioggia e i nostri sguardi infastiditi dai locali, desiderosi di venderci biglietti per l’isola, guide e inculate… Noi copriamo a piedi la distanza che ci separa dal porto e incapaci di contattare un pescatore locale per arrivare alla Island, prendiamo il primo traghetto-cataturbomarano: 40 minuti dopo siamo ad Abraao, città principale dell’isola, dove ci accoglie una roda di capoeira e un sacco di pioggia; ma proprio tanta. 50 metri di molo dopo becchiamo Caterina (!!!!) la quale ci sorprende e prendendoci per mano ci conduce alla pousada (sopra il molo) dove è alloggiata con le sue amiche A. e C. (insieme formano il “trio mondezza”: parole loro) da 2 giorni. Accolti con sorrisi italiani, calore brasiliano e riso thaitiano al pesce crudo (una di loro è stata a studiare lì) ci ricongiungiamo col nostro terzo compagno di avventura: Vincent. Lui appare inzuppato fradicio, con un faccia da vero turista biondissimo, una bicicletta e due occhi che dicono molto sul suo ultimissimo passato sulla strada: 130 km in un giorno con la pioggia. Alè.  In definitiva passiamo 3 notti e due giorni a prendercela con Dio per il cielo che ha apparecchiato, bestemmiando in ogni lingua possibile e approfittando delle poche ore di “secca” per fare dei giretti vicino “a’ capidale da isola”. Incontriamo turisti di ogni parte del mondo, osti scocciati, spiagge deserte, una prima foresta fittissima, birra, supermercati micro, e pescatori ubriachi di caxaça nelle notti insonni. Scambiamo chiacchiere su chiacchiere (non conoscevo ne Vincent ne A., la quale peraltro sta facendo una ricerca-tesi molto interessante di sociologia urbana a Rio), beviamo ogni sorta di the, fumiamo solenni e progettiamo (come si vede dalla foto…) il viaggio che speriamo di fare nei prossimi giorni, decidendo che la parte più interessante da visitare sarà la parte sud dell’isola, quella che da verso l’oceano: più selvaggia, con spiagge più belle e trek da paura. Il trio mondezza non si è ancora deciso e il tempo, atmosferico e non, le scoraggia parecchio: ci lasceranno al nostro destino lunedì pomeriggio; ereditando così la loro turbo camera con cucina vista mare a 3 euro a notte, un pacco di sale, e sporcizia sul pavimento (che verrà poi freneticamente pulita dal tenente Martino, il quale si lamenterà del fatto che le italiane sono “vevamentè spovchè…”). Così, Caterina ci lascerà lunedì mattina (dopo aver tentato con scarso successo-  per via del suo “ritardo” cronico coi traghetti -di andarsene già più volte… ), C. e A. condivideranno con noi qualche ultima birretta, qualche caffè e un ottimo piatto-povero da me inventato al gusto di patate, mandioca, zucca, riso e odio, collaudato in una notte di magrezza intellettuale, battezzato “mata atlantica”…

(segue)

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ilha grande: visioni

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7. Ilha Grande: prolegomeni

…Quando mi sono visto arrivare Martino in facoltà con la mano fasciata, qualche giorno prima di partire, ho pensato: “ok, ora sto qua s’è spaccato in tre la falange e quindi non può più partire…”.  Ma siccome sono solo un dannato sospettoso e negativusu, avevo previsto il peggio quando invece la realtà si sarebbe rivelata diversa: l’ “amicu” il giorno prima si era tagliato con il tavolo di vetro della cucina mentre rassettava, ma non era “niente di grav”e, gli avevano dato solo 7 punti ma che alla fine andava tutto bene e…certo cazzo  che si partiva! Semplicemente, quando saremmo arrivati a Ilha Grande, sarebbe dovuto andare in pronto soccorso a farsi “snocciolare” i punti cicatrizzanti. Ottimo, Bruce Willis mi sembrava un coglione a confronto del parigino che mi trovavo davanti…

La simpatica ganga che pensava di affrontare questa turbo-avventura era rappresentata dal sottoscritto, dal sopracitato amico dalla erre moscia e… un incerto manipolo di altri studenti intercambisti non ancora sicuri di voler affrontare Mefisto in persona e che per questo non davano certezze…argentini, italiane, spagnoli: feccia cagasotta insomma… A sorpresa, dal nulla, era invece entrato in gioco un amico di Martino, un tale Vincent, franco-cileno, suo amico di Parigi che era arrivato da pochi giorni a Rio con lo scopo di fare la traversata del sud america in bici; fischiettando vecchi successi pop magari...   trallallero trallallà ci mettemmo d’accordo io e M. per fare una spesa-equipaggiamento di base solo per noi 3 e che se gli altri si fossero aggiunti in seguito si sarebbero dovuti attaccare al famoso tram giallo. In botta adrenalinica dunque, 36 ore prima di partire, passammo in rassegna tutti i negozi di camping della zona nord di BH riuscendo a raccattare tenda, pentole, materassini, lampade, coltelli svizzeri, una fionda (tubolare: modello armiere di Bagheria (PA) anni ’90…), spaghi, repellenti per insetti, medicherie varie, un po’ di cibo, tabacco, una mappa dell’isola “per bambini” lasciatami in eredità dal collega Forni, un sacco di dolciumi, k-ways, sorrisi, roba tarocca, altri sorrisi. Dimenticammo una cosa fondamentale che ci avrebbe potuto in futuro cambiare la vacanza: del buon vecchio napalm. Questo si rivelerà di fatto, come vedremo, una mancanza cruciale.
Ora, per chi non lo sapesse, Ilha Grande è un’isoletta di 36 km per 15 di fronte Rio de Janeiro, riserva naturale con splendide spiagge, un cuore centrale di foresta intoccata, pochi turisti (soprattutto a ottobre), una ricchezza di flora/fauna pazzesca e una popolazione locale quasi inesistente. Un tempo lazzaretto per ricevere gli immigrati messi in quarantena che arrivavano dall’Europa, si trasformò a inizi novecento in prigione di massima sicurezza per politici, mariuoli  e il nostro amico, Mefisto, all’anagrafe Cannizzaro Mefisto… L’isola, (una specie di paradiso tropicale citato in tutte le guide turistiche del mondo) rappresenta un must sia per gli amanti del trekking sia per coloro che amano semplicemente scialacquarsela in spiaggia…le cose giuste và. cosa chiedere quindi di più? Visto che si trova a sole 10 ore di spostamenti (bus+barca) da Bh,  pensammo bene di andarci per... fare due giretti, prendere un po’ di sole, mangiare del pesce e respirare aria buona...in poche parole, per evadere  dalla città.

(segue)

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ilha grande: progettando

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6. Intermezzi



Stamattina mi sono svegliato in casa di amici, sono uscito per strada e mi ha colpito una ragazza che si metteva il cellulare nascosto tra le immense tette… ho passato una notte piena di sogni strani: dalle navi pirata, a una mia ipotetica “militanza” in una cosca mafiosa guidata da un giovane Robert de Niro… giuro di non aver fumato nulla. Il fatto è che i pensieri si mescolano, la nuova lingua ti scioglie fantasie nel cervello assimilate in posti nuovi, fuori piove (e subito dopo spunta il sole) e la dieta mediterranea è solo un ricordo… sarà? Sarà che adesso posso dire di avere un VERO amico brasiliano conosciuto qui (gli altri non valgono), di cui mi posso fidare, che posso chiamare e che considero AMICO… sarà che i miei coinquilini li odio (o mi odiano loro?) solo per il fatto che soffrano di mutismo? Sarà che un sacco di stereotipi sul Brasile, sui brasiliani e sui paesi al di sotto dell’equatore sono una montagna di cazzate?

La mia amica (geografa!) Lilli si è fermata qui due settimane, abbiamo discusso parecchio della tesi, ci siamo dati una mano, e tra uscite notturne “barettuse” e serate tranquille in casa (forse troppo!), mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: “oddiO! Sto  studiando!”. semplicemente: le 2 ultime settimane sono stato investito da una valanga di esami, prove, provine e provette…
L’apice dell’ultimo mese tuttavia è stato raggiunto il giorno del “baile da saudade”: festa funky in un quartieraccio-ghetto con musica funk-soul-black anni ’70. E fin qui tutto normale…La cosa turbo è che ci sono dei personaggi vestiti da James Brown, che ballano come Michael Jackson e che hanno l’aria da Prince, in una specie di locale-palestra dove la caipirinha costa 90 cents di euro e il dj lancia i dischi in aria per fomentare il pubblico… Se considero pure che per la prima volta sono stato capace di costringere una ragazza a farmi estorcere il numero di telefono (di solito lo devi chiedere tu a loro e spesso non te lo danno; o te lo danno, ti dicono “chiamami!” e poi non rispondono…) devo dire che sia stata la migliore serata da quando son qui. Saranno state le mie tecniche di ballo?   Immagino di si.

Inoltre sono riuscito a ri-trovare il “Kurtz” della situazione: M. (ex collega di lingue…), 20 e passa anni, al suo secondo anno di “overseas” qui a Belo Horizonte: tra storielle di Orixas (spiriti di religioni sincretiche locali), letture astrali e Condomblè mi sa che ce la siamo giocata… o forse è solo un tipo di percorso che prenderò dopo, col tempo, nella foresta e un sacco di erbe allucinogene…

(Vi ricordo tuttavia che la mia vera missione è trovare il cognato del mio ex-capo (del Bar…) che a Florianopolis sembra aver trovato esilio dalla famiglia: un esilio muto…).
Poiché questo –come ricorda il titolo-  è solo un intermezzo, adesso vi lascio: ho fatto lo zaino, e me ne vado a Ilha Grande, simpatica isoletta di fronte RIO. Ci può stare, tanto per citare il vecchio e modaiolo Forni…

A tra due settimane!
BOH!

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praça do papa...

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